Please activate JavaScript!
Please install Adobe Flash Player, click here for download

Dental Tribune Italian Edition No. 4, 2016

9 Dental Tribune Italian Edition - Aprile 2016 Benessere & Salute Orale *Blancone_A4 doppia.indd 2 11/03/16 11:25 Quasi doppio il rischio di mortalità in pazienti edentuli e affetti da malattie coronariche Uppsala, Svezia – Nuove risultanze derivanti da una ricerca interna- zionale indicano che per i pazienti edentuli affetti da cardiopatia co- ronarica (CHD) il rischio di morte, rispetto a pazienti dotati dei loro denti, quasi raddoppia. Alla luce di tali risultanze, concludono i ricerca- tori, la perdita dei denti potrebbe es- sere considerata un modo semplice e poco costoso per identificare pazien- ti ad alto rischio per i quali occorre una maggior prevenzione. Esaminando i dati di 15.456 pazienti con CHD di 39 Paesi, i ricercatori han- no scoperto che la perdita dei denti è collegata all’incremento del tasso di mortalità. Le informazioni sui fatto- ri psicologici e sociali, sul numero di denti e gli stili di vita – quali fumo e attività fisica – sono state valutate tra- mite un questionario sottoposto agli esaminandi all’inizio della ricerca. Dei pazienti esaminati, circa il 16% ha riferito di essere edentulo e al 40 circa mancavano metà denti. Una perdita di denti più elevata è stata riscontrata soprattutto in fumatrici più anziane, meno attive, più sotto- poste al rischio di diabete, con più alta pressione sanguigna, un indice di massa corporea più elevato e livel- lo di istruzione inferiore. Quanto al collegamento tra perdi- ta dei denti e CHD, il gruppo degli edentuli è sottoposto a un rischio del +27% di eventi cardiovascola- ri (morte cardiovascolare, infarto miocardico o ictus). Inoltre, per i pazienti edentuli, il rischio di morte cardiovascolare aumenta dell’85%, dell’81% per altre cause di morte e del 67% di ictus rispetto ai pazienti dotati di denti. «L’aumento di rischio è stato linea- re con livelli più elevati nei pazienti edentuli», conferma Ola Vedin, car- diologo presso l’Uppsala University Hospital and Uppsala Clinical Rese- arch Center in Svezia, autore della ricerca . I rischi di morte cardiovasco- lareeperaltrecausesonoquasiildop- pio rispetto ai soggetti forniti di den- ti. Le malattie cardiache e le malattie gengivali hanno in comune molti fattori di rischio, quali fumo e diabe- te, fattore che abbiamo preso in con- siderazione nell’analisi, riscontrando una relazione fra le due circostanze, apparentemente indipendenti». Anche se, numericamente, il rischio d’infarto miocardico cresce con la perdita di denti, la ricerca non ha stabilito associazioni significative tra il loro numero e il rischio di in- farto al miocardio, «cosa abbastanza sconcertante – dice Vedin – dato che avevamo forti indicazioni di causa- effetto tra edentulia e altri esiti car- diovascolari, compreso l’ictus». I risultati indicano tuttavia che i meccanismi che portano alla perdita dei denti (soprattutto la parodonti- te) possono produrre una prognosi peggiore nei pazienti CHD. «Anche se nella ricerca non è stato possibile stabilire il rapporto di causa effetto, la perdita di denti potrebbe essere un modo semplice e poco costoso per identificare i pazienti ad alto rischio, bisognosi di maggior prevenzione», conclude Vedin. «Mentre non possiamo ancora suggerire ai nostri pazienti di prendersi cura dei denti per ridurre i ri- schi cardiovascolari – continua –sono certi gli effetti positivi dell’uso di spaz- zolino e filo interdentale, perché contribuiscono alla salute cardiovascolare.» Nella ricerca sono stati esaminati pazienti per un periodo medio di 3,7 anni. Il legame tra perdita dei denti e relative conseguenze è stato studiato tenendo conto dei fattori di rischio cardiovascolari e dello status socio-economico. Nel periodo di osservazione i ricercatori hanno riferito di 1.543 eventi cardiova- scolari, 705 morti per tale causa, 1.120 morti per tutte le cause e 301 di ictus. I risultati sono stati pubblicati online il 16 dicembre sull’European Journal of Preventive Cardiology nell’articolo “Tooth loss is independently associated with poor outcomes in stable coronary heart disease”, poco prima di andare in stampa. Dental Tribune International *Blancone_A4 doppia.indd 211/03/1611:25

Sito